Spreco alimentare: uno dei più grandi paradossi mondiali

Gli sprechi alimentari nel mondo, secondo la FAO sono 1,3 miliardi di tonnellate all’anno, pari a circa un terzo della produzione totale di cibo, mentre lo Smil afferma che solo il 43% dei prodotti coltivati a scopo alimentare viene direttamente consumato dall’uomo.

Secondo l’Università Cattolica del Sacro Cuore le perdite si dividono in due grandi filoni:

Food losses: perdite in ‘massa’ edibile, o anche di contenuto nutrizionale, che avvengono lungo tutta la catena dell’offerta o filiera di produzione, per giungere al consumo finale (produzione in campo, raccolto e trasporto, trasformazione).

Sono perdite dovute, tra l’altro, a inefficienze, carenze tecnologiche, capacità ridotte, ridotto accesso ai mercati, disastri naturali.

Food waste: perdite che avvengono nella fase finale della catena dell’offerta (spreco propriamente detto, indipendentemente dal fatto che il prodotto venga tenuto o meno oltre la data di scadenza), a causa di una incorretta gestione degli approvvigionamenti o di cattive abitudini alimentari e di acquisto.

Perdite e sprechi riguardano solo i prodotti destinati all’alimentazione umana.

Se alcuni prodotti inizialmente destinati all’alimentazione umana vengono riutilizzati come alimenti animali o per altri scopi non alimentari, come le bioenergie, costituiscono simile perdita/spreco: food wastage

Le stime recenti della FAO (2011) quantificano l’incidenza di perdite e sprechi alimentari in 1/3 delle quantità prodotte.

Nel mondo, ci sono circa 5 miliardi di ettari di terra disponibili per coltivazioni e pascoli. Ogni anno, circa 1,4 miliardi di ettari sono utilizzati per produrre cibo non consumato! (più di Canada e India insieme). Il ‘contributo’ maggiore (negativo) viene dai prodotti zootecnici che incidono per il 78%, pur essendo lo spreco alimentare legato a carni e prodotti lattiero-caseari soltanto l’11% del totale.

Limitandosi agli sprechi domestici risulta che all’anno ogni persona spreca: 108 kg di cibo commestibile in Italia, 110 negli USA, 99 in Francia, 82 in Germania e 72 in Svezia.

Nella fase di consumo finale lo spreco dipende dalla preparazione di porzioni eccessive, sia nei ristoranti che a casa; dalla difficoltà che hanno le persone nell’interpretare correttamente l’etichettatura degli alimenti, dagli errori commessi nella pianificazione della spesa (spesso indotti da offerte promozionali) o nella conservazione del cibo; dalla poca conoscenza dei metodi per recuperare avanzi e scarti in modo più efficiente.

Il risultato di tutto questo è che la quantità di cibo che finisce in discarica nei paesi industrializzati (222 milioni di tonnellate) potrebbe coprire il fabbisogno di cibo nell’Africa sub-Sahariana (230 milioni di tonnellate).