IL SUO NOME E’ DISLESSIA

Pubblichiamo la testimonianza di Ippolito Bruno, nostro studente, con la precisa volontà di aiutare a conoscere e a riconoscersi nella difficoltà

Sono un ragazzo di 18 anni, frequento la v classe indirizzo informatica e da circa tre mesi ho scoperto di essere dislessico. Dopo tanti anni, dare un nome alle mie difficoltà per certi aspetti, è stata una liberazione, una nuova chiave di lettura a quel “potresti fare di più”, che mi sono sentito ripetere infinite volte, nonostante i miei sforzi. Il mio percorso scolastico non è stato semplice, perché gli insegnanti non hanno riconosciuto il mio diverso modo di apprendere, e non ho potuto, pertanto potenziare, compensare e usufruire di tutti quegli strumenti e strategie che oggi sono previsti per “diritto”. Certamente, conoscere questa difficoltà molti anni fa, mi avrebbe consentito di “dominarla” o semplicemente conviverci, più serenamente, senza mettere in crisi la mia autostima, e comprendere che non era “colpa mia”, per quelle difficoltà che si ripetevano sempre allo stesso modo, nonostante prestassi la massima attenzione. La certificazione ha dato una spiegazione a quelle mie frequenti distrazioni che oggi ho compreso essere comportamenti “spia” di un DSA (disturbo di apprendimento). Ho così capito il perchè della mia lentezza a scrivere, in particolare, a copiare dalla lavagna, quel perdere il segno mentre leggo, sostituire, omettere, aggiungere o invertire le lettere che si somigliano nei suoni o nelle forme, quel comprendere poco mentre si legge ad alta voce, la difficoltà ad esprimere un concetto, pur avendolo compreso perfettamente, dimenticare gli apostrofi, e gli accenti, la punteggiatura, le doppie, rendere meglio nei colloqui rispetto alle verifiche scritte, difficoltà a memorizzare termini difficili, ricordare gli elementi geografici o collocare in modo corretto l’ordine temporale degli eventi storici,  scrivere in inglese le parole correttamente o confondere la destra con la sinistra, la costante difficoltà ad organizzarmi. Segnali che possono andare anche oltre la lettura e la disortografia e interessare anche il calcolo sia quello a mente oltre quello scritto. I test, mi hanno confermato che essere dislessico è una peculiarità, una neuro diversità, come avere, gli occhi di colore verdi o marroni, che non consente automatismo in alcune abilità di base e spesso non ha nulla a che fare col quoziente intellettivo .Comprendere queste cose non mi ha cambiato sostanzialmente la vita, ma mi ha dato una nuova consapevolezza. La mia difficoltà a leggere, non riconosciuta, non è stata solo un percorso negativo, la scelta di un istituto tecnologico, certamente, mi ha favorito nella ricerca di “buon metodo di studio”, più vicino al mio modo di apprendere, mi ha insegnato ad aggirare gli ostacoli se non posso superarli, a cavarmela da solo e ad essere quello che sono oggi. Determinante ad avviarmi al percorso diagnostico, è stato lo sportello di ascolto sui DSA, che da tempo è presente nel nostro istituto e che mi ha guidato passo dopo passo a scoprire la verità. Racconto questa mia esperienza sulla dislessia perché penso che dare testimonianza, parlarne, formare e aggiornare i professori per imparare a riconoscerla, possa essere di grande aiuto, a vincere i pregiudizi su chi la vive, o ancora portare alla luce ragazzi, anche adulti, che ancora non sanno di esserlo, ma comunque “sentono” qualche sospetto. Conoscerla non è mai troppo tardi, conoscerla è attrezzarsi a riorientare scelte di vita o come nel mio caso la voglia di intraprendere nuovi percorsi di studio, dopo la maturità.